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LA STORIA DI ROMETTA

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Il nome del paese deriva dall'arabo Rameth, che vuol dire mura fortificate, cambiato nel 1100 in Rametta e successivamente nel XVI secolo in Rometta.

LE ORIGINI

Rometta porta i segni inconfondibili della storia e della preistoria. Nulla sappiamo di sicuro intorno al primitivo insediamento umano in quel punto ma, dal momento che nel suo territorio si sono trovate testimonianze di vita che risalgono alla prima età del Neolitico, nella sua prima fase appartenente alla cultura di Stentinello (4000 anni prima di Cristo), all'età del ferro (sulla cime del monte Motta), per giungere alla necropoli del V- III sec. a.C, dobbiamo pensare che anche dove poi sorgerà Rometta vi sia stato originariamente un insediamento umano antico, forse con funzioni militari. Intorno al V secolo d.C. a Rometta si formò la comunità latino-greca che in fuga dai centri della costa, venne qui, in questo luogo aspro e scosceso ma adatto alla difesa estrema, a cercare rifugio e riparo alle devastanti invasioni vandaliche. 

Ben presto Rometta assunse un preciso ruolo strategico: dall'alto delle sue mura e delle sue torri controllava un buon tratto dell'antica strada che da Messina conduceva a Palermo. Un sistema di controllo e di vigilanza che si poggiava sulle numerose torri o torrette fortificate sparse, a raggiera, su tutto il suo antico distretto e che trovavano la loro base nella stessa città-castello. Chi possedeva il controllo militare di questa potente città-roccaforte, possedeva la chiave per prendere Messina. Rometta era l'ultima fortezza che poteva rallentare e rendere più perigliosa la strada verso la città dello stretto ad un esercito invasore. 

Tra il 725 e il 780, a Rometta trovò asilo il Vescovo di Catania, S.Leone da Ravenna, detto il Taumaturgo. L'alto prelato, appartenente all'ordine benedettino, si era opposto alle leggi iconoclastiche (distruzioni delle immagini sacre) emanate dagli imperatori bizantini, Leone III (717-741) e Costantino V (741-775). Fu quest'ultimo che ordinò l'arresto del vescovo oppositore. Dopo essersi rifugiato in alcuni centri dei Nebrodi, Leone riparò a Rometta. Qui, per paura di essere riconosciuto dalle autorità bizantine, si ritirò sulle boscose colline peloritane dove visse per alcuni anni in una grotta, da eremita. Fece ritorno a Catania dove morì nel 789. Durante la conquista araba della Sicilia, a Rometta si concentrò l'ultima difesa bizantina contro l'invasione araba. Per anni, Rometta rappresentò un baluardo cristiano e un punto d'appoggio per quanti fuggivano dall'isola davanti all'incalzare dell'avanzata musulmana per passare al di là dello stretto, in terra calabra. 

Dal 963 al 965, Rometta sostenne un durissimo assedio ed i suoi abitanti si contraddistinsero per un atto estremo di eroismo. Tra il 24 e l'25 ottobre 964, fra la spiaggia e la roccaforte assediata (probabilmente in contrada Mazzabruno), avvenne una sanguinosa battaglia. Il resoconto dello scontro rivive nelle pagine degli storici arabi e greci medioevali che ci hanno tramandato il fatto d'arme con dovizia di particolari. L'armata bizantina, forte di 30.000 uomini, inviata nell'isola da Costantinopoli per spezzare l'assedio arabo su Rometta e riconquistare all'impero la Sicilia, impegnò l'esercito assediante con impeto e con cariche di cavalleria. Ma gli arabi, sebbene inferiori di numero, riuscirono a fermare l'avanzata degli avversari ed incitati dal proprio condottiero, ibn- Ammar, costrinsero i bizantini alla fuga. Al termine della battaglia, oltre diecimila soldati di Bisanzio giacevano morti sul campo mentre il resto fu tratto prigioniero. Si narra che sul campo fu trovata una spada appartenuta al profeta dell'Islam, Maometto che era stata catturata dai bizantini in una precedente battaglia. L'assedio a Rometta continuò sino al maggio successivo, quando, ormai, i difensori, senza alcuna speranza di ulteriori aiuti da Costantinopoli, stremati dalla fame e dai continui assalti portati dagli assedianti, inviarono fuori dalle mura le donne, i bambini e gli anziani superstiti che furono accolti nel campo nemico. All'alba del 5 maggio del 965, gli Arabi, dopo aver offerto ripetutamente la resa ai guerrieri romettesi e ricevutone da questi il rifiuto, sferrarono l'attacco decisivo alle mura di Rometta con tutte le loro forze. I pochi difensori li accolsero con le armi in pugno: caddero tutti, ad uno ad uno, combattendo. Rometta fu saccheggiata e data alle fiamme.

 

IL MEDIOEVO

Nel 976 fu ricostuita dagli stessi arabi e ripopolata con intere famiglie musulmane. Sulle ceneri della bizantina Erimata o Remata (così come veniva indicata la città nelle fonti scritte bizantine), fu fondata la città-fortezza araba di Ramth. 

Nel 1061 la città-castello di Ramth fu coinvolta nella guerra civile che scoppiò tra i due emiri di Sicilia, ibn ath-Tumnah che controllava la parte orientale e Ibn al-Hawwas, signore della parte occidentale. Il Kaid o governatore di Rometta, assediato dall'esercito di ath-Tumnah e dei Normanni, suoi alleati, comandati dai fratelli d'Altavilla, Roberto e Ruggero, sconfessò l'obbedienza ad al-Hawwas ed aprì le porte della città giurando fedeltà al nuovo signore. Ben presto, i Normanni abbandonarono la funzione di alleati e divennero essi stessi protagonisti della conquista della Sicilia. Solo nel 1091, con la resa di Noto, Ruggero d'Altavilla divenne il signore assoluto ottenendo da papa Urbano II il titolo di Gran Conte di Sicilia. 

Sotto i Normanni, Rometta con tutto il suo antico distretto, che andava dal fiume Gallo sino al fiume Niceto, fu inglobata tra i beni del demanio regio. E' in questo periodo che la città fu interessata da una forte immigrazioni di gente cristiana, di stirpe greco-latino, proveniente dalla Calabria; forse gli stessi discendenti dei siciliani fuggiti davanti alla conquista araba. Secondo la tradizione, Ruggero d'Altavilla fondò una chiesa, dedicandola al suo santo protettore, S.Giorgio (l'attuale chiesa dei Cappuccini) e un monastero di donne sotto la regola basiliana chiamato S.Salvatore. Al monastero, che sorse su una vasta area in contrada rocche di S.Spirito o badia Annunziata, oltre a vari possedimenti di terreni e casali, donò una preziosa reliquia del braccio di S.Giorgio, ancora oggi conservata nella Chiesa Madre. 

All'indomani dei Vespri Siciliani, Rometta appoggiò la canditatura alla corona di Sicilia di Pietro l'Aragonese contro Carlo D'Angiò. Per questo, Federico III l'Aragonese, il 13 ottobre 1323, concesse alla città gli stessi diritti e privilegi che già godevano i Messinesi. La concessione, la cui Pergamena originale è consevata nell'Archivio Storico di Messina, riguardava alcune agevolazioni in campo fiscale e giudiziario, nonchè ribadiva l'ascrizione della città nel Demanio Regio e l'esercizio per i cittadini romettesi degli Usi Civici nei terreni di proprietà della corte regia. Rametta, così come venne chiamata a partire dal 1100 circa, divenne la 40' città demaniale di Sicilia.

 

DAL 1500
A OGGI

Nel 1532, Papa Clemente VII con bolla papale elevò la Grancia di S.Leone ad Abbazia concedendo al Priore ed Abate l'uso della mitra e dei pontificali. Il priore ricopriva anche la carica di Arciprete della vasta Arcipretura di Rametta che abbracciava (lo farà sino ai primi del 1900) le parrocchie dei centri abitati di Bauso, Calvaruso, Saponara, S.Martino, Venetico, Valdina, Rocca e Torregrotta. 

A partire dal XVI sec., la città mutò il nome in quello attuale di Rometta e si mantenne fedele al Vicerè spagnolo durante la rivolta di Messina del 1672-78. Nel 1705, Filippo IV di Sicilia, pressato dalle ingenti spese di guerra, chiese ai suoi feudatari dei finanziamenti. Gli venne incontro il ricchissimo ed influente Marchese di Rocca, Pietro Valdina il quale ottenne come garanzia la città demaniale di Rometta. Come al solito alla scadenza il re non saldò il debito contratto con il Marchese. Quest'ultimo, come pattuito, mosse con tutto il suo seguito per prendere possesso della vicina città. 

Ma i Romettesi chiusero le due porte d'accesso, Porta Messina e Porta Milazzo, e salirono sulle mure pronti ad accogliere il Marchese con le pietre. Alla fine, i Romettesi si autotassarono e pagarono il debito che il sovrano aveva contratto con il Valdina. 

Nella riforma giudiziaria del regno borbonico, attuata nel 1816, Rometta fu designata quale sede di Capoluogo di Circondario e le furono assegnate la Pretura, il Carcere e l'Ufficio del Registro e Bollo con giurisdizione sui Comuni limitrofi. Infine, un Monte di Prestanza, fondato nel 1846, e un Ospedale Civico completavano la lista delle istituzioni civiche presenti, un tempo, a Rometta.

 
 

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THE HISTORY OF ROMETTA

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The name of the country comes from the Arab Rameth, which means strengthened walls, changed in 1100 in Rametta and later the century XVI in Rometta.

THE ORIGINS

Rometta brings remarkable signs of history and prehistory. We know nothing sure about the primitive human settings in this area, but for the testimonies of life found here – which go back to the first age of Neolithic, (probably the so called “Culture of Stentinello” – 4000 years B.C.), to the Iron Age (on the tops of the hill called Motta), till the Necropolis of V-III sec. B.C – we can think that also in the place today known as Rometta there was originally an ancient human settlement, perhaps with military functions.

Around the V century A.D., Rometta was populated from Latin-Greek people, who moved from the coast to this strategic place, proper for the extreme defence, looking for a shelter from the terrible invasions of the Barbarians.

Soon Rometta assumed a militarily role as invulnerable fortress. From its high towers one could keep a check on most of the ancient road that from Messina conducted to Palermo. A system of control and vigilance based on the numerous towers which stood on the whole ancient district dominated by the fortress of Rometta. Who had the military control of this powerful City-castle, held the key to take Messina. Rometta was the last bastion a hostile army had to overcome in its advance toward the “City on the Strait” .

Among 725 and 780 A.D., the Bishop of Catania, Leone from Ravenna, found his shelter in Rometta. The high prelate, who belonged to the Benedictine Order, was against the iconoclastic laws (the destructions of the sacred images) emanated by the Byzantine emperors, Leo III (717-741) and Costantino V (741-775). The latter had ordered the arrest of the opponent Bishop. So, after having wandered in some centres of the Nebrodi, Leone took refuge on the hills surrounding Rometta, where he lived in a cavern as an eremite until 789. In that year he came back to Catania, where he died after short time.

Rometta was the last Byzantine defence against the Arabic invasion of Sicily. For years, it represented a Christian bastion and a safe shelter for those people that – under the Moslem advance – tried to escape, crossing the strait of Messina, towards Calabria.

From 963 to 965 A.D., Rometta sustained a very hard siege. His inhabitants distinguished themselves for extreme actions of heroism. For two days, 24-25 October 964, a bloody battle took place in the area between the beach and the besieged citadel (probably in the part of Rometta today known as Mazzabruno). The heroic deeds of the battle are perpetuated in the pages of the Arabic and Greek historians’ Annales, that give us a detailed report of the fight. The Byzantine army, strong of 30.000 soldiers, arrived in Sicily from Constantinople to break the Arabic siege to Rometta and to regain Sicily to the Empire.

The Byzantines fought against Arabs with impetus and with charges of cavalry. But the Arabic leader ibn Ammar incited his soldiers to fight till death, and the Saracens, even if inferior in number, succeeded to stop the attack of the Christian enemies and forced them to escape. At the end of the battle, about 10000 soldiers of Byzantium lied dead on the ground, while the rest was imprisoned. It is narrated that on the battle field was found a sword belonged to the prophet Mohammed, a loot of a previous conflict.

The siege of Rometta continued until the following May, when the people of Rometta, without the hope of other military helps from Byzantium, weakened by hunger and by the continuous attacks brought by the Saracen army, let women, children and old men surviving go out of the besieged fortress. At dawn of May 5, 965, the Arabs, who had before repeatedly proposed the surrender to the soldiers of Rometta, receiving always a refusal, launched the decisive attack to the Castle of Rometta with all of their strengths. The last heroic defenders fell fighting, one after the other. Rometta was sacked and set on fire.

 

THE MEDIEVAL PERIOD

In 965, on the ruins of the Byzantine Remata, the Arabs rebuilt a new city called Ramth, where they brought several Moslem families.

In 1061 the City-castle of Ramth was involved in the civil war that broke down between the two Emirs of Sicily: ibn ath-Tumnah, that dominated the oriental part and Ibn al-Hawwas, Emir of the western part. The Kaid or governor of Rometta, besieged by the army of ath-Tumnah and its Norman allies – headed by the brothers d’Altavilla, Roberto and Ruggero – accepted to obey to al-Hawwas and opened the gates of the city to the new Lord. Later, the Normans broke off the pact with their ally and began the conquest of Sicily. Only in 1091, with the surrender of Noto, Ruggero d’Altavilla became the absolute master of the region, and received from Pope Urbano II the title of Great Earl of Sicily.

Under the Normans, Rometta and all its ancient district – from the river Gallo to the river Niceto – was included among the lands of the Crown. During this period the city was interested by an immigration of Christian people, of Greek-Latin origin, from Calabria; perhaps the same descendants of the Sicilians run away because of the Arabic conquest. According to the tradition, Ruggero d’Altavilla founded a church consecrated to St. George (his Saint patron) and a monastery for women who followed the Basiliana rule, called San Salvatore. Ruggero awarded several lands and buildings to the monastery, together with a precious relic: the arm of S. Giorgio, still preserved today in the Church-Mother of Rometta.

After the popular revolt named “Vespri siciliani ”, Rometta sustained the candidature to the crown of Sicily of Pietro d’Aragona against Carlo d’Angiò. For this reason, Federico III l’Aragonese granted to the city of Rometta – with an act dated October, 13th 1323 – the same privileges enjoyed by the city of Messina. The acknowledgment – whose original Parchment is kept in the Archive of State in Messina – concerned some economic and legal facilitations. Furthermore, this act confirmed the permanence of the city in the so-called Demanio Regio, with all the privileges concerned with the status Land of the Crown. Rametta, as it was called instead of Rameth since about 1100, became the fortieth city of the Reign of Sicily.

 

FROM 1500 ONWARDS

In 1532, Pope Clemente VII, with papal Bull, raised the Grancia of S.Leone to Abbey, and allowed the prior and abbot of the religious community to use of mitre and pontifical. The abbot became also Archpriest of the Archpriesthood of Rametta, whose jurisdiction included the parishes of such villages as Villafranca, Calvaruso, Saponara, S.Martino, Venetico, Valdina, Roccavaldina and Torregrotta.

At the beginning of the XVI century, the city changed its name in Rometta, as it is known today. The city was faithful to the Spanish Viceroy during the revolt of Messina (1672-78). In 1705 Phillip IV of Sicily, as the war proved very expensive, asked his vassals some funds. The rich Marquis of Roccavaldina, Pietro Valdina, gave a rich loan to the King and the security was just the possession of the royal city of Rometta. As usual, the king did not pay the debt contracted, and the Marquis Valdina moved for taking possession of the town. But the people of Rometta closed the two gates of the city, Messina-gate and  Milazzo-gate, and climbed on the walls in order to prevent, with a heavily throwing of stones, the entrance to the Marquis. To regain their freedom, the people of Rometta gathered then the necessary sum of money and paid the debt that the sovereign had contracted with the Marquis Valdina.

With the law reform of 1816, during the reign of Borboni, Rometta became “Chief town” of the district and seat of Pretura, Jail and Registry of Deeds, with jurisdiction on the near villages. A bank (Monte di Prestanza) founded in 1846 and a Civil hospital complete the list of the institutions once present in Rometta.

traduzione a cura di Tonino Battaglia

 
La storia è tratta dal sito ufficiale del Comune di Rometta